La lapide longobarda (VII-VIII)

La lapide longobarda è il reperto storico più antico di Marene.

Si tratta di un frammento di lastra calcarea cristallino di discreta durezza e ben resistente alle intemperie, come dimostra il fatto che ci è pervenuto in buone condizioni. Le decorazioni, seppure incise in modo rozzo, sono ancora ben visibili e hanno una notevole forza espressiva.

Sulla sinistra si notano cinque volute, motivi tipici di sculture dell'epoca; sulla croce compare la scritta: +ERMEGAUS° P R° GAVET HEC FIER. Tutti gli studiosi che si sono interessati a questa testimonianza del passato, hanno dato una diversa interpretazione sia sul monumento al quale apparteneva, che sul significato dello scritto: secondo l'opinione oggi più diffusa faceva parte di una lastra tombale sulla quale si leggeva +ERMEGAUSO P(resbiter) ROGAVET HEC FIER(i).

A destra sono visibili, nella parte bassa, l'omega in posizione verticale, e, nella parte alta, l'alfa, segni che compaiono sui sigilli tombali di alcuni vescovi di Torino. La presenza della lapide, murata sul pilastro destro dell'ingresso principale del cimitero, indica chiaramente che già tra il VII ed il VIII secolo, in epoca longobarda, esisteva in zona un centro abitato, forse l'originario nucleo di Marene.

La torre civica (secolo XI)

La torre è la più vecchia costruzione di Marene pervenuta ben conservata ai nostri giorni.

Non è stato possibile datarla con certezza, anche se da uno scritto dell'Ottocento risulta che su un mattone infisso al primo piano era incisa la data del 1006. La torre, forse, faceva parte del castello e per secoli fu utilizzata dalla città di Savigliano come posto di avvistamento per segnalare l'avvicinarsi dei nemici. In epoca più recente venne adibita a funzioni di torre civica, munita di campane e di orologio.

Realizzata in mattoni, deve il suo fascino alle origini antiche, che ne fanno il simbolo della comunità e della storia marenese.

Chiesa confraternita di San Giovanni decollato o della misericordia, detta dei "battuti neri" (secolo XVII)

La torre è la più vecchia costruzione di Marene pervenuta ben conservata ai nostri giorni.

Anche se la costituzione della confraternita di San Giovanni Decollato avvenne nel 1580, i lavori per l'erezione della chiesa ebbero inizio solo nel 1640, e si protrassero per alcuni decenni a causa di difficoltà di carattere finanziario.

Al 1702 ed al 1744 risalgono le costruzioni rispettivamente del porticato e del campanile; nel contempo fu realizzato l'affresco posto nel riquadro sopra la porta d'ingresso raffigurante la Madonna con Gesù Bambino.

L'interno della chiesa colpisce per l'ampiezza dell'ambiente e per la sobrietà delle linee architettoniche. I due altari laterali sono ornati da altrettante tele che rappresentano San Giovanni Nepomuceno e l'agonia di San Giuseppe assistito da Gesù e da Maria. Di un certo interesse è un dipinto di Giovanni Claret, ai nostri giorni esposto nella chiesa parrocchiale, raffigurante San Giovanni Battista Decollato e datato 1675.

Chiesa confraternita della santa croce, detta dei "battuti bianchi" (secolo XV)

Recentemente ristrutturata, la Chiesa dei Battuti Bianchi, sita in Via Don Rolle è diventata succursale della chiesa parrocchiale, così come negli anni tra il 1732 ed il 1741, quando non era ancora in funzione la nuova parrocchiale.

Grazie alle sue ridotte dimensioni, che la rendono facilmente riscaldabile, è adibita a chiesa feriale nei periodi invernali.

I membri della confraternita, già attivi fin dal XIII secolo, la vollero far erigere nel centro del borgo per avere un loro luogo di preghiera.

Disposta su tre navate, la chiesa era inizialmente tutta affrescata. Con il passare degli anni, mentre da una parte andava trasformandosi secondo gli stili del tempo e assumeva sempre più connotazioni barocche, dall'altra si arricchiva di statue lignee, come quella del Cristo Risorto, di quadri pregiati e di altri reperti: alcuni offerti dalle famiglie più facoltose del paese, altri provenienti dall'antica parrocchia del cimitero demolita nel 1732. Da notare dietro l'altare il pregevole quadro della Crocifissione, datato 1956, opera del Claret, pittore fiammingo.

Il restauro, datato 2009, ha portato l'edificio storico ha un completo recupero e risanamento interno ed esterno: il pavimento, il portale d'ingresso, le decorazioni dell'interno e dell'esterno, del campanile sono stati interamente rifatti donando alla Chiesa dei Battuti Bianchi un aspetto decisamente più apprezzabile.

L'affresco di San Vincenzo (secolo XV)

L'affresco del Quattrocento, oggi custodito nella sala consigliare del Comune di Marene, un tempo ornava l'unico altare della cappella di San Vincenzo, demolita verso il 1980.

Per evitare la scomparsa di una tale testimonianza della fede popolare, il comune provvide a farlo staccare ed a sottoporlo a lavori di restauro. Esso raffigura la Madonna in trono con Gesù Bambino in braccio, affiancata dai Santi Vincenzo Ferreri e Lucia; San Vincenzo è rappresentato con l'aureola, e questo particolare attesta che il dipinto è posteriore alla canonizzazione, avvenuta il 1 ottobre 1458.

L'affresco è molto interessante anche se, come purtroppo sovente accade nella pittura sacra delle cappelle campestri, le figure rasentano l'ingenuità: infatti San Vincenzo e Gesù Bambino sono raffigurati con sei dita. Comunque i lineamenti nitidi e precisi, i colori vivaci, ed il tratto del disegno, denotano la mano di un artista di buon livello. Particolarmente armonioso è il volto della Madonna.

La cappella di Sant'Anna (secolo XVI)

Questa cappella venne eretta nei primi anni del Cinquecento dalla N.D. Giaimona Falletti, vedova di un'importante personalità di Savigliano. Essa è, tra gli edifici sacri minori, il più antico di Marene, dopo l'abbattimento per vetustà della cappella di San Vincenzo. Il piccolo edificio religioso ha conservato nel tempo l'originario aspetto austero, reso solenne dall'unica navata in stile medioevale.

L'interno è decorato da alcuni affreschi attribuiti ad allievi di Tommaso Biazaci, un celebre pittore originario di Busca.

Cappella di S. Giovanni in Bergamino

La cappella di Bergamino venne fatta erigere nell'estate del 1602 dalla N.D. Violante Fissore di Bra, moglie dell'avvocato Francesco Galateri dei conti di Suniglia e Genola, a lato dei fabbricati dell'omonima tenuta di circa 200 giornate di terreno che nell'Ottocento appartenne ai Savoia-Carignano.

Dal 27 agosto al 7 settembre 1603 furono eseguiti gli splendidi affreschi, forse opera di allievi del celebre pittore saviglianese Giovanni Angelo Dolce, che ancora oggi ne ornano l'interno.

Particolarmente interessante è quello che copre tutta la parete dell'altare e rappresenta la Vergine con Gesù Bambino in braccio; a sinistra della Madonna vi è Maria Maddalena ed alla sua destra San Giovanni Battista, ai piedi del quale è ritratta la signora Violante Fissore in atto di venerazione. Sulla parete rivolta a nord un altro pregevole affresco raffigura i Santi Antonio Abate, Biagio vescovo di Sebaste, Pietro di Verona martire, e Rocco.

Con codicillo del 28 giugno 1604 la fondatrice della cappella legò a questa il palazzo ed i terreni delle cascine di Bergamino, e dispose che un sacerdote si stabilisse sul luogo con l'impegno di celebrare la messa ogni mattina e di officiare con altri due religiosi una messa solenne cantata il giorno di San Giovanni, il 24 giugno.

Archivio Comunale
Archivio comunale. Catasto Torretta, anno 1779. Rilievo planimetrico del complesso rurale di Bergamino da cui si deduce la disposizione dei fabbricati. Sul lato sud del cortile si ergevano il palazzo cinquecentesco in cui abitò il conte Giacomo Bergera e la piccola cappella di San Giovanni. Il cortile è racchiuso a nord e ad ovest dalle cascine Forno e Peschiera, tuttora esistenti. Davanti al palazzo si estendeva un ampio parco con piante secolari ed una grande peschiera.

Il castello della Salza (secolo XIII)

L'erezione del castello della Salza risale alla seconda metà del Duecento per l'iniziativa della nobile famiglia Saviglianese dei Gorena.

All'inizio del XIV secolo il maniero passò ai Cambiani e verso la metà del Cinquecento alla nobile famiglia dei Cravetta di Villanovetta, che ebbe in Ajmone, celebre giurista, l'esponente più illustre e noto. Alla fine di quest'ultimo secolo il castello fu sottoposto a radicali lavori di ristrutturazione e di ampliamento.

Nel 1630 i Cravetta ospitarono il cardinale Maurizio, figlio di Carlo Emanuele I, il re morto di peste a Savigliano.

Il castello nel 1799 rimase danneggiato dalle artiglierie francesi, durante le guerre napoleoniche. Con la scomparsa all'inizio del Novecento della famiglia Cravetta, il complesso passò ai marchesi Cuttica di Cassine e, successivamente, ai baroni Guidobono Cavalchini Garofoli.

L'originaria struttura medioevale in mattoni del lato di ponente, ben si inserisce con le graziose e raffinate linee del loggiato costruito nel Cinquecento che orna la facciata rivolta a levante. Al piano terra si ammira uno spazioso ed elegante porticato a quattro arcate su cui si apre una bella porta barocca; al primo ed al secondo piano vi sono due gallerie sovrapposte con arcate accoppiate in modo che ogni coppia di esse insiste su una delle arcate del piano terreno.

Il castello della Salza è impreziosito dalle splendide linee barocche dell'adiacente cappella attribuita al Vittone.

La cappella della Madonna del Carmine e di San Biagio in località Salza (secolo XVIII)

La cappella fu fatta costruire nel 1757 dal feudatario dell'epoca Ajmone Filiberto Cravetta, forse su progetto del celebre architetto Bernardo Vittone, adiacente ad un torrione che anticamente faceva parte del castello della Salza.

Senza dubbio si tratta dell'edificio religioso più bello e architettonicamente valido della campagna di Marene.

L'interno è decorato da alcune pregevoli tele che ornano l'altare maggiore e le pareti laterali. La facciata è in cotto, a due ordini di lesene, il primo dei quali presenta capitelli dorici, con la finestra centrale che interrompe la cornice mossa e aggettante perché segue le lesene poste ad angolo retto.

Suggestiva la posizione in bella vista a lato del castello della Salza, in cima ad una stradina in acciottolato.

Nel Medioevo il piano terra del torrione era adibito a cappella del feudatario, ed i piani superiori ad alloggio per il cappellano.

La chiesa parrocchiale (secolo XVIII)

L'attuale chiesa parrocchiale venne eretta fra il 1723 ed il 1741, in sostituzione della vecchia che presentava rischi di stabilità ed era inadeguata a contenere l'aumentata popolazione.

Con questa costruzione la comunità di Marene intendeva anche celebrare, attraverso un maestoso monumento, l'ottenuta indipendenza.

La stesura del progetto e l'esecuzione dei lavori furono affidati al celebre architetto Francesco Gallo, autore della cupola del santuario di Vicoforte. Per la bellezza architettonica e la grandiosità della struttura, essa divenne un importante punto di riferimento nel panorama artistico del sud Piemonte.

Nel 1775 la chiesa venne dedicata alla Natività di Maria Vergine. L'interno è ad un'unica navata molto ampia con quattro cappelle laterali, pilastri d'ordine composito e capitelli corinzi; l'altare maggiore è opera dello stuccatore Cipriano Beltramelli.

I due altari laterali di destra sono dedicati all'Immacolata Concezione ed al Santo Sufragio; sul lato opposto si trovano gli altari di San Francesco di Sales e del Santo Rosario. L'imponenza della facciata barocca e l'eleganza del campanile conferiscono all'edificio sacro un particolare fascino.

Palazzo Galvagno (secolo XVIII)

L'elegante edificio che si affaccia sull'antica via Maestra fu fatto erigere da Nicolao Galvagno verso il 1796. L'ala nord venne costruita nel 1872, rispettando le caratteristiche architettoniche della preesistente. Le due strutture si differenziano solo per la diversa altezza delle finestre al primo piano e per la mancanza del motivo in rilievo fra il piano terra ed il primo piano.

Palazzo Galvagno, oltre che per la sobria eleganza della facciata, merita considerazione soprattutto per l'eleganza architettonica dell'interno e per l'ampiezza del parco, un tempo ornato da fiori, piante rare e da un bosco di castagni.

Dall'aprile 2005 il Palazzo è destinato a Sede municipale. Al piano terreno è ospitato il Centro incontro anziani.

Palazzo Gallina (secolo XVIII-XIX)

La costruzione di questo palazzo risale fra la fine del Settecento e l'inizio del secolo successivo. 
Esso è legato alle vicende della nobile famiglia Gallina che assurse a particolare fama nella prima metà dell'Ottocento, quando Stefano fu nominato ministro delle finanze; di lui Carlo Alberto era solito dire che aveva una "Gallina" dalle uova d'oro. Per questo motivo gli fu conferito il titolo di conte.

Verso il 1840 Stefano Gallina fece ristrutturare in modo radicale l'intero edificio, trasformandolo in una splendida residenza di campagna. I lavori, eseguiti dal regio architetto Ernesto Melano, comportarono la sopraelevazione di un piano del vecchio fabbricato, e la sovrapposizione alla facciata preesistente di una nuova in stile neoclassico, molto bella e piacevole.

Sul frontale, in alto, spicca la scritta: "Deus nobis haec otia fecit" (Dio ci ha dato questo riposo), tratta dalle Bucoliche di Virgilio.

Le linee dell'intero edificio, e in particolare del lato sud, costituiscono un elemento architettonico di particolare richiamo, proprio nel cuore del centro storico di Marene, dove in poche decine di metri sono raccolti tutti gli edifici di maggiore interesse.

L’edificio ospita attualmente i locali della Biblioteca comunale “Falcone e Borsellino”.

Il castello neogotico (secolo XIX)

Il castello venne eretto fra il 1850 ed il 1854 dal conte Carlo Amedeo Grosso su progetto dell'architetto Luigi Formento, il celebre autore del tempio valdese e della chiesa di San Secondo di Torino.

Esso nel 1904 pervenne al conte Vittorio Solaro di Monasterolo che nel 1920 lo alienò a Giuseppe Davico, proprietario di un'importante catena di alberghi di lusso in Italia ed in Francia. Ai nostri giorni appartiene ad alcune famiglie del luogo. Lo stile neogotico dell'edificio presenta caratteri architettonici ibridi, in quanto miscela elementi medioevali e gotici.

Riteniamo che il complesso debba essere valorizzato in quanto costituisce una precisa testimonianza del modo di vivere e della cultura dell'Ottocento.

Un tempo era circondato da un grande parco che includeva, a nord, un vasto bosco e, sulla facciata, uno splendido giardino all'italiana ed un ampio viale d'accesso. Il castello si trova in ottima posizione, a ridosso del centro storico e dei principali monumenti cittadini.

Le Pergamene (secolo XIII-XIV)

Le tre pergamene sono custodite nell'archivio di Stato di Torino.

La prima fu sottoscritta nella chiesa di Cervere il 19 febbraio 1271 e rappresenta l'atto con il quale Raimondo de Sollerio, priore del monastero di San Teofredo di Cervere, concesse in affitto per 29 anni a Porfirio Cambiani, Antonio Ferrari e Manuele Galateri, tutti di Savigliano, 173 giornate di terreno, misura del tempo, site in regione Salza, Montilio e San Vincenzo, con le pertinenze e le spettanze della chiesa di San Vincenzo di Marene in nome del monastero.

Con la seconda pergamena datata 16 agosto 1289 il priore del monastero di San Teofredo di Cervere, Giovanni di Ragarda, cedette in enfiteusi per 29 anni ai medesimi nobili saviglianesi Antonio Ferrari, Manuele Galateri e Porfirio Cambiani i terreni siti in località Salza, Montilio e San Vincenzo spettanti alla cappella di San Vincenzo di Marene, membro del medesimo monastero, in cambio di 15 moggia di grano e di 5 moggia di segala. Oggetto di questo contratto furono quasi tutti i terreni elencati nella pergamena di cui sopra.

La terza pergamena risale al 27 giugno 1320 e si riferisce alla cessione in enfiteusi a Giovanni Cambiani, da parte del priore del monastero di San Teofredo di Cervere, Nicolao Quaglia, di un appezzamento di terreno di tredici giornate confinanti con la strada per Moncalieri in regione Salza.

La cappella di San Defendente

In frazione Valle si trova la bella cappella dedicata a San Defendente Martire. Essa fu eretta nel 1621 dalle nobili famiglie marenesi Operti e Gallina, come ricordava una iscrizione, oggi scomparsa, posta sulla parete destra vicino all’altare centrale: “Hoc sacellum ad honorem Dei et eiusdem Mat. Mari Virginis Santorum Difendenti et Antonii construi fecerunt Dom. Gio. P. Operti et fratribus de Gallinis A. Domi. MDCXXI die 12.

Sopra l’altare maggiore spicca un bel quadro raffigurante San Defendente. La cappella. Oggetto di importanti lavori di restauro nel 1913, è conservata con cura dagli abitanti della frazione.

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